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LUOGHI D'INTERESSE


CHIESA DI SANTA MARIA

La parrocchia:

Si ritiene, anche in considerazione del titolo di "plébain" attribuito tradizionalmente al Parroco, che la Parrocchia di Morgex sia tra le pià antiche dell'alta Valle d'Aosta.

La prima fonte documentaria che attesta l'esistenza di una chiesa nella località risale tuttavia al XII secolo e consiste in una bolla di Alessandro III del 20 aprile del 1176: in quell'occasione il Pontefice confermava i possessi del Vescovo di Aosta, menzionando fra le altre dipendenze la ecclesia de Molgatio.

Nel Medioevo la Parrocchia ospitò un ospedale per poveri, documentato sin dal 1304. Dipendente in origine dalla Casa del Piccolo San Bernardo, verso la metà del XV secolo passò con questa alla Prevostura del Gran San Bernardo, per confluire nel 1752 con gli altri beni della Congregazione all'Ordine Mauriziano. Nel 1632 si insediò a Morgex un convento di Cappuccini. Nel 1802 la Comunità fu soppressa dalle leggi anticlericali, ma nel 1829 fu ristabilita per desiderio della popolazione. Imbattutosi nuovamente nelle leggi contro il patrimonio ecclesiastico, il convento fu definitivamente abbandonato nel 1888, per essere adibito a Caserma. Fu quindi distrutto per far posto all'edificio scolastico.

La Chiesa:

Il campanile e le fondazioni di un'abside, scoperte sotto il pavimento del coro, sono i testimoni più antichi della chiesa romanica, citata nella bolla del 1176.

La bella torre campanaria è articolata in sei registri sovrapposti scanditi dall'ornato degli archetti pensili. La cuspide a cupoletta poggiante su un tiburio ottagonale, rivestita di rame e sormontata da una croce col gallo in ferro battuto, è attribuibile al secolo scorso. Tra il 1400 e il 1430 il parroco Pierre de Gillaren, futuro arcidiacono della Cattedrale di Aosta, provvide ad un radicale restauro della casa parrocchiale e del campanile: l'intervento è documentato dall'iscrizione su una pietra murata sulla facciata della casa parrocchiale.

Nell'ambito della stessa campagna furono forse apportate modifiche anche alla Chiesa. La facciata, in pietra a vista, presenta varie tracce dei rimaneggiamenti cui l'edificio fu sottoposto nel tempo: tra gli elementi più antichi sono la finestra ad arco carenato parzialmente ostruita dal tetto dell'antistante portichetto e il portale d'ingresso, con un'iscrizione recante la data 1512, due cristogrammi e l'antifona pasquale Regina Coeli, in caratteri gotici. L'assetto attuale della chiesa può essere attribuito alla campagna di restauri iniziata nel 1687 e conclusa con la consacrazione ad opera di mons. Millet d'Arvillar il 24 giugno 1705. In precedenza, l'edificio era a due sole navate e più basso. In questa fase fu probabilmente ricavata la finestra serliana, ora tamponata ma sempre visibile nella parte alta della facciata.

 


TOUR DE L'ARCHET

Questo edificio sorge nella piazza omonima all'estremità occidentale del paese.

I lavori di ristrutturazione del complesso, protratti per alcune decine d'anni a causa di molteplici vicissitudini, hanno portato alla realizzazione della nuova sede della Fondazione "Centro di studi storico-letterari Natalino Sapegno", istituita con legge regionale n°33 del 23 agosto 1991, su iniziativa della Giunta regionale della Valle d'Aosta e della famiglia Sapegno, per onorare e perpetuare la memoria del Prof. Natalino Sapegno (Aosta 10/11/1901 – Roma 11/04/1990), critico letterario e storico italiano, tra i maggiori studiosi del Trecento letterario italiano.

Tra gli anni 1986-1988 una serie di indagini archeologiche erano state condotte sia sulle murature che con lo scavo di alcuni settori. I dati conseguiti, ancora in corso di rielaborazione, sebbene parziali hanno permesso di datare la Torre, tramite l'analisi dendrocronologica, all'anno 998, con una successiva fase di sopraelevazione di pochi decenni posteriore.

Attorno a questo primitivo corpo si aggiunse una prima cinta muraria con un grande salone di rappresentanza al primo piano collegato, probabilmente con un ballatoio ligneo, ad una seconda torretta a pianta quadrata posta nell'angolo nord-orientale. Sulla cinta si sono rinvenuti, su tutti e quattro i lati, numerosi merli posti a quote diverse, forse per una differente distribuzione interna degli spazi. Ad una fase successiva appartiene l'"invasione" del cortile con l'edificazione di altri corpi di fabbrica tra cui si riconoscono, al piano terreno, una cucina ed un vano per il corpo di guardia. L'articolazione dei percorsi viene poi arricchita dall'inserimento di una tramezza con due grandi archi. uno dei quali a protezione di un pozzo di cui rimane la vera. Brandelli di resti pittorici rimangono sulla cappa del camino tardo del salone di rappresentanza.

Originariamente l'accesso alla Torre avveniva tramite una porta, posta ad alcuni metri da terra, collocata sul lato sud; costruita con grossi blocchi squadrati ha un architrave sormontato da un arco cieco che funge da motivo decorativo. Due altre aperture sono all'ultimo piano della Torre, ma si tratta in entrambe i casi di due latrine poste sui lati est ed ovest.

Le murature della Torre sono molto imponenti e massicce (2.50 x 0.60 metri) e la posa delle pietre è per coltello e per testa praticamente senza uso di malta; solo all'interno, come finitura delle pareti, restano delle tracce di un intonaco rosato molto compatto e liscio. Alcune feritoie, poi trasformate in finestre, sono ricostruibili al primo piano, ma ora sono visivamente obliterate dell'inserimento delle strutture che occuparono via via il cortile.

Non si può escludere l'ipotesi dell'esistenza di una seconda cinta muraria, maggiore rispetto alla precedente, che inglobasse la piazza meridionale e che raggiungesse il perimetro abitativo, attualmente delimitato da Via Lavancher. Su di essa, infatti, si apre un grande portone al di sopra del quale, fino a pochi anni or sono era ancora visibile un bell'affresco con Crocefissione e scritte gotiche distrutto durante i lavori di ristrutturazione della casa; questo portone è allineato con quello della chiesa parrocchiale, quasi a suggerire un percorso diretto tra i due complessi.

Della famiglia degli Archet, cui apparteneva la Torre, si è rinvenuto lo stemma araldico inciso sull'architrave a chiglia rovesciata di una finestra a crociera sul lato sud; altre tipologie di finestre tardo gotiche sono riconoscibili sugli altri lati del fabbricato.

Aggiornamento:

Orari di apertura della "Fondazione Sapegno":

Gli uffici sono aperti dal lunedì al giovedì, dalle ore 09:00 alle ore 17:30; il venerdì, dalle ore 09:00 alle ore 13:00.

 


 CAPPELLE

 

Cappella di Dailley
Questo edificio esisteva già nell'anno 1640, dedicata a Santa Margherita. Venne restaurata nel 1834 e benedetta l'anno successivo.
 
Cappella del Lavancher
Questa cappella venne costruita, come voto contro le valanghe e le frane che minacciavano i casolari del villaggio, nella seconda metà del XVII secolo e ricostruita nel 1820. Suo patrono è Sant'Anna.
 
Cappella del Liarey
Come la maggioranza delle altre cappelle, venne progettata nel periodo di maggior contagio della peste. Costruita nella seconda metà del '600, venne dedicata a San Pietro e alla Nostra Signora della Pietà.
 
Cappella di Arpy
Dedicata alla Madonna della Neve, isolata in mezzo ai prati di Arpy, era stata preceduta da un piccolo oratorio con statua della Vergine, e nel 1733 venne costruita una modesta cappella; successivamente ingrandita e munita di cantoria e camera di soggiorno, venne benedetta nel 1749. Il 5 Agosto si svolge una processione che, dal Capoluogo, sale fino ad Arpy onde celebrarvi la festa patronale. Vi soggiornava l'Abate Chanoux prima di recarsi all'Ospizio del Piccolo S.Bernardo, di cui era rettore, che la definì uno degli angoli più belli d'Italia.


 
Cappella di La Ruine
Questa Cappella, dedicata a Maria Regina della Valle d'Aosta, fu costruita nel 1978.
 

Cappella del Villair
In origine vi erano 2 cappelle: una all'inizio della frazione ed un'altra nella posizione attuale. Nel 1759 venne ricostruita quella attuale, benedetta il 16 agosto e dedicata a San Rocco.

 

 
Cappella di Licony
Questa piccola cappella venne inaugurata il 20 Giugno 1906. Interamente costruita nella roccia, in una grotta sovrastante i casolari di Licony, è l'unica chiesa rupestre delle Alpi.